Il secondo viaggio in Ucraina è stato più emozionante del primo. Tutto è nato per caso, o provvidenza, quando l’anno scorso fui invitato a tenere incontri sulla meditazione a seminaristi e laici greco cattolici della diocesi di Ivano Frankivsk, sotto Leopoli.
Sono andato. I Sacerdoti greco cattolici non ci credevano troppo, ma l’esperienza ha vinto i pregiudizi. Seminaristi, cappellani militari, volontari ad alto rischio hanno scoperto una pratica che prima ritenevano pagana e contraria alla fede cristiana.
E arriva il secondo invito, quest’anno: un’intera giornata di esercizi spirituali per più di 400 donne, madri e mogli di militari. Molte di loro hanno già perso i propri figli e mariti, sembrano tutte più vecchie di quel che sono. Quattro momenti di riflessione sulla Vergine Maria: dalle sue difficoltà alla sua trasformazione fino all’ adesione piena alla volontà di chi l’ha scelta.
50 minuti ciascuno e a seguire 4 momenti di pratica meditativa di 30 poi 40 minuti ciascuno. Ero timoroso, pronto a cambiare tutto all’ultimo pensando che non potevo prevedere la reazione di queste donne provenienti da una cultura tradizionalmente dura e poco incline alla arrendevolezza e alla passività. Ancor di più temevo il giudizio dei sei preti greco cattolici presenti, sono cattolici perché mantengono la fedeltà al Papa di Roma ma la loro liturgia e la loro preparazione teologica è quella della cristianità ortodossa. E invece!
Le foto parlano da sole. La mia presenza era inserita in un programma più vasto di preghiere tradizionali preparate e ben scandite, di cui le persone sono molto gelose. Dopo la seconda meditazione una piccola pausa pranzo viene interrotta dal responsabile della giornata, un sacerdote straordinario padre Ivan, che è anche il traduttore, mi informa che è desiderio dell’assemblea e dei sacerdoti che io prenda tutto il tempo di cui ho bisogno per continuare la pratica meditativa, le loro preghiere le conoscono già e potranno farle in altri giorni.
Mi commuovo, penso ma cosa sta succedendo qui! E lo stesso mi dicono loro: un sacerdote sui sessant’anni mi dice nella nostra liturgia non c’è questo livello di contemplazione, io questo silenzio in questa chiesa non l’ho mai sentito. Andiamo avanti tutta la giornata, la terza meditazione è la più difficile: contattare la rabbia, la paura e il dolore, dare loro un nome, permettersi di superare la cortina di tossicità dietro la quale le loro anime sono vive e piene di luce. E tutto accade, nessun intoppo, padre Ivan sembra fuso con me nell’anima, non guardo la gente, ma sento la sua voce come se capissi l’ucraino, e sento dove andare senza preoccupazione, cosa dire, dove fermarmi!
Come non ringraziare tutti voi praticanti di Darsi Pace, tutti i tutor, l’Indispensabile, Paola e Marco! Ho come l’impressione che l’occidente attraverso di noi ha donato a questo popolo, a queste donne, per l’arco di una giornata, l’unico tesoro spirituale terso ed efficace che tra tanta pazzia solo ci rimane. Abbiamo dato pace! Vi ringrazio di cuore per il cammino che facciamo insieme. Don Antonio
Ps: qualcuno ha registrato! Gli uomini hanno sentito! Anche i vice del Vescovo hanno detto: Perché solo le donne? Lo vogliamo anche noi!